Lo spazio e il cibo: il 2° Rapporto Camst-Censis 

Bologna

07/10/2026

Corporate

Abbiamo presentato a Bologna il secondo Rapporto Camst-Censis “Lo spazio e il cibo – Nuove geografie della socialità”, dedicato al modo in cui gli spazi fisici e digitali influenzano il rapporto con il cibo, le relazioni e la qualità della vita quotidiana. 

Dopo la prima ricerca sulla relazione tra tempo e cibo, presentata nel 2025 in occasione del nostro 80° anniversario, questo nuovo approfondimento, realizzato su un campione nazionale rappresentativo di lavoratori maggiorenni, mette al centro lo spazio. Lo studio indaga la relazione con i luoghi individuali e collettivi del cibo, tra dimensione fisica e digitale, privata e pubblica, per comprendere come cambiano la cultura sociale e le relazioni. 

I risultati sono stati presentati a Palazzo de’ Toschi da Sara Lena, ricercatrice dell’Area consumi, mercati e welfare del Censis, e commentati da Massimiliano Valerii, consigliere delegato dell’Istituto. Al confronto hanno partecipato Luca Locatelli, fotografo due volte vincitore del World Press Photo, Elena Granata, urbanista e docente al Politecnico di Milano, Maura Gancitano, filosofa e co-fondatrice del progetto culturale Tlon, e il nostro presidente Francesco Malaguti. L’incontro è stato coordinato dal giornalista e conduttore radiofonico Filippo Solibello. 

Il cibo tra spazio fisico e digitale 

Il rapporto mostra come il cibo sia diventato una parte rilevante del modo in cui le persone si raccontano online. Da una parte, si condividono sui social le immagini dei piatti e dei luoghi legati alla convivialità, dall’altro si scelgono ristoranti e piatti anche in base alla loro presenza sui social. 

L’80,7% dei lavoratori pubblica online contenuti legati ai riti quotidiani del cibo, come pranzi, cene e aperitivi, e l’80,5% sceglie locali e ristoranti anche sulla base di ciò che vede o riceve come consiglio sui social. Il 63,8% valuta inoltre bar, ristoranti e altri locali anche in base alla loro “instagrammabilità”. 

Questa centralità della dimensione digitale non riduce però il bisogno di condividere spazi fisici. Per l’80,8% degli intervistati i luoghi di prossimità migliorano la vivibilità dei territori, mentre il 79,9% ritiene che contribuiscano alla qualità della vita collettiva. Il digitale, quindi, non sostituisce le relazioni in presenza, ma si intreccia con esse e ne amplia le forme: il cibo si colloca al centro di questa dinamica, confermandosi un importante catalizzatore di socialità. 

Lo smart working e le nuove aspettative per gli spazi del cibo 

Il tema degli spazi e della socialità riguarda anche lo smart working e il modo in cui stanno cambiando le abitudini di lavoro e, in particolare, la pausa pranzo. 

Il 54,7% di chi lavora da remoto mangia prevalentemente da solo e, complessivamente, il 60,1% sperimenta almeno una criticità legata a questo momento della giornata. Tra queste emergono la tendenza a saltare il pranzo o a consumarlo continuando a lavorare, lo stress legato alla preparazione del pasto e la mancanza dei colleghi. 

Allo stesso tempo, il 58,5% di chi lavora in modalità mista tornerebbe volentieri in ufficio a fronte di migliori spazi e servizi dedicati alla condivisione del cibo. Un dato che richiama il valore della pausa pranzo come occasione di incontro, oltre che come momento dedicato all’alimentazione. 

Il valore degli spazi fisici in azienda 

Nei luoghi di lavoro, le aspettative verso gli spazi dedicati al cibo riguardano l’intera esperienza della pausa. Tra le caratteristiche considerate più importanti figurano la qualità del cibo, indicata dall’87,3% degli intervistati, la velocità del servizio per l’86,7%, la piacevolezza dell’ambiente per l’86,5% e la varietà e personalizzazione dell’offerta per l’82,3%. 

Lo spazio dedicato al cibo assume quindi un significato che va oltre la sola erogazione del pasto. Nove intervistati su dieci considerano la disponibilità di un luogo adeguato dove mangiare un segnale di attenzione da parte dell’azienda. 

Anche la dimensione relazionale è centrale: l’85,2% ritiene che una pausa pranzo piacevole favorisca buoni rapporti personali con i colleghi, mentre l’82,2% associa il pasto condiviso a un maggiore senso di appartenenza al team e all’azienda. Il 54,2% racconta inoltre di aver ricevuto durante il pranzo informazioni o suggerimenti utili al lavoro. 

Dalla ricerca emerge così la necessità di ripensare un modello di ristorazione aziendale più flessibile, basato non solo sulla qualità dell’offerta e sull’efficienza del servizio ma anche sulla capacità degli ambienti di essere più aperti per favorire benessere e socialità. 

Per il Rapporto completo e la sintesi dei risultati principali, visita il sito dedicato.